Essendo calata la notte ridiscesero, ma il marinaio si arrestò al di fuori, nascosto fra i vegetali. Temendo sempre di venire sorpresi, avevano deciso di vegliare anche alla notte, per essere pronti a barricare la galleria.

Nulla accadde durante il primo quarto di guardia del marinaio. Alla mezzanotte il mozzo lo surrogò in compagnia di Sciancatello, il quale si prestava volentieri a quel servizio, quasi avesse compreso che i suoi padroni correvano un grave pericolo.

Il mozzo vegliava da due ore, rannicchiato in mezzo alle piante che lo coprivano del tutto, colla cerbottana in mano, quando lo Sciancatello, che sonnecchiava accanto a lui, si alzò bruscamente emettendo un sordo brontolìo.

— Oh!... oh!... — esclamò il ragazzo. — C'è qualche cosa di nuovo! —

Si alzò e scostando prudentemente le piante, guardò verso il margine della foresta, ma non vide alcuno. Però, essendo il cielo coperto da nuvoloni, non era cosa facile distinguere una persona a due o trecento passi, con quell'oscurità.

— Che abbia fiutata qualche tigre? — mormorò il mozzo. — Ecco un nemico che non è migliore degli altri. —

Il mias continuava a brontolare ed a muovere gli orecchi come se cercasse di raccogliere meglio dei lontani rumori. A volte si curvava verso terra, poi aspirava fortemente l'aria pel naso.

— Qualche cosa succede nella tenebrosa foresta, — disse il mozzo, che era diventato inquieto. — Andiamo ad avvertire i compagni. —

Scivolò lestamente nella galleria e tirò le gambe al veneziano ed a Enrico dicendo:

— Presto, in piedi.