I suoi capelli e la sua barba incolta e nerissima, gli davano un aspetto poco rassicurante, selvaggio.

— È lui, Marino! — ripetè il marinaio.

— In quello stato!... — esclamò Albani, con voce commossa. — Se tardavamo a rintracciarlo, non avremmo trovato che un cadavere.

— Ehi, Marino! — gridò il marinaio, che pareva avesse dimenticato completamente i suoi propositi di vendetta.

Il maltese udendosi chiamare per nome si arrestò di botto, girando intorno uno sguardo smarrito, poi facendo uno sforzo supremo cercò di affrettare il passo, come se volesse fuggire.

— Fermati, disgraziato, — gridò il veneziano. — Non ti vogliamo fare alcun male. —

Il naufrago però pareva che non lo udisse. S'aggrappava ai cespugli, agli sterpi, ai sassi e continuava a fuggire verso la sommità del colle. Doveva però essere esausto di forze, poichè traballava ad ogni passo e sembrava che dovesse cadere per non più rialzarsi.

I due Robinson si erano messi a inseguirlo, scalando rapidamente le rupi e intimandogli di fermarsi, ma senza buon esito. Una paura invincibile doveva aver invaso il maltese, il quale ormai doveva aver riconosciuto i suoi inseguitori.

Ad un tratto però, dopo d'aver superata una rupe, le forze bruscamente lo abbandonarono e cadde in mezzo ad un cespuglio, senz'essere più capace di risollevarsi.

Albani ed il marinaio in pochi salti lo raggiunsero.