— Non lo so, ma accorriamo. —
Si erano lanciati tutti e due innanzi, lasciandosi scivolare per le chine col pericolo di fiaccarsi il collo o di rompersi le gambe sulle scogliere sottostanti.
La voce si udiva sempre, ma ad intervalli e sembrava che fosse proprio quella del signor Albani. Pareva che provenisse dalla punta estrema dello scoglio, ma essendo quella parte assai dirupata ed interrotta da spaccature, da rocce che dovevano essere cadute dall'alto e da frane, i due marinai, che non avevano alcun lume, non potevano procedere speditamente per non cadere nell'abisso aperto dinanzi a loro.
Dopo dieci minuti però, giungevano alla punta estrema, la quale in causa forse della sua forma, era maggiormente dirupata e guastata dalle onde che dovevano batterla senza posa. Sostarono un istante tendendo gli orecchi e udirono distintamente una voce fioca che invocava aiuto, ma pareva che salisse fra le onde.
— Mille milioni di fulmini! — gridò Enrico. — Che il signor Albani sia ancora in acqua?... E non un lume per poterlo scorgere!
— Ma è impossibile che nuoti ancora, — disse il maltese. — Sono già due ore che la scialuppa si è rovesciata, e nessun nuotatore potrebbe resistere tanto tempo con queste ondate.
— Ma viene dal mare, ti dico!... Odi?... —
Non era possibile ingannarsi: la voce echeggiava alla base dello scoglio, ma, cosa strana, questa volta sembrava che uscisse di sotto terra, piuttosto che fra le onde:
— Signor Albani! — gridò Enrico. Siete voi?...
— Sì, — rispose la voce, un istante dopo.