— Ma noi non possiamo rimanere qui inoperosi, mentre quei disgraziati corrono il pericolo di venire subissati.

— Le onde li spingono verso di noi, signore, — disse il maltese. — Quando la giunca si sfascierà, saremo pronti a soccorrere i naufraghi.

— Taci!... Ho udito uno scroscio! —

Un urlo immenso s'alzò sul mare, seguito da un ultimo sparo e da uno scroscio terribile.

— A terra! — gridò il signor Albani, agitando un tizzone acceso e avvicinandosi alle scogliere.

Un altro lampo illuminò la notte.

La giunca ormai aveva investita la scogliera e si era rovesciata sul tribordo, sventrandosi contro le punte aguzze dei coralli. Al baleno di quel lampo i Robinson avevano scorto parecchie persone correre disordinatamente sul ponte inclinato della nave, in mezzo alle onde che montavano a bordo schiumeggiando e muggendo.

Il signor Albani, i due marinai ed il mozzo, muniti di tizzoni fiammeggianti erano balzati nella scialuppa la quale, trovandosi entro quella specie di canale riparato dalle scogliere, poteva prendere il largo senza correre il pericolo di venire subissata.

Puntando i remi sui bassifondi, in pochi istanti attraversarono il canale e si trovarono dietro alle rocce, ma proprio in quel momento si udì uno schianto più formidabile di prima e alla luce dei tizzoni i Robinson videro la povera nave aprirsi a metà, quindi sfasciarsi da prua a poppa sotto l'impeto irresistibile ed incalzante delle ondate.

— Fulmini! — esclamò Enrico, impallidendo.