Banani, durion, mangostani, noci di cocco, sagu, palme d'ogni sorta e arenghe saccarifere erano state piantate. Per di più i tagali avevano triplicata la produzione delle patate dolci avendone trovate altre sui fianchi della montagna, e avevano seminate altre piante utilissime pure trovate nei boschi: ignami, che sono grossi come tuberi che raggiungono un peso di quaranta libbre, somiglianti alle nostre patate; dei piccoli poponi colla polpa candidissima, ma molto succolenti, e uva marina che ha il sapore dell'acetosella.
Dalla foresta poi avevano ricavato grandi quantità di farina di sagu che poi avevano convertito in biscotti ed in gallette, riempiendo i nuovi magazzini appositamente costruiti e assicurandosi gli alimenti per lungo tempo.
Anche le altre piante non erano state dimenticate, sopratutto quelle preziose arenghe saccarifere, dai cui succhi avevano estratto zuccheri, sciroppi, liquori, nè le noci di cocco dalle quali avevano ricavato una provvista considerevole di vino bianco, gustoso, che si conservava benissimo in una profonda cantina, scavata sotto una rupe, in prossimità della costa.
Un giorno, il signor Albani, vedendo che le loro vesti, in causa di quelle continue escursioni nelle foreste se ne andavano pezzo a pezzo, ebbe l'idea di trarre anche della tela da quei preziosi alberi.
Furono ancora quelle miracolose arenghe saccharifere, che gli procurarono la materia prima, ossia una specie di cotone di cui i popoli della Sonda si servono per adoperarlo come esca.
Ne fece raccogliere una quantità considerevole, lo mescolò colle fibre più sottili degli alberi di cocco e lo fece filare dalle tre tagale.
Avuto il filo, aiutato dai marinai, dopo lunghe e pazienti prove potè costruire una specie di telaio ottenendo della tela grossa e ruvida bensì, ma discreta e sopratutto robustissima.
La prima pezza fu regalata alla fidanzata del bravo genovese, la seconda a quella di Marino e la terza a quella del molucchese. Ormai la dote c'era e non mancava che il matrimonio.
Due mesi dopo, ultimati quei diversi ed importanti lavori, i due marinai ed il molucchese, con grande gioia del vecchio capo, impalmavano le tre brave ragazze secondo il rito tagalo, rito molto spiccio e molto semplice, che richiede una tazza e un po' di liquore di toddy che gli sposi devono bere in compagnia.
Le tre coppie felici andarono ad abitare in tre belle capanne costruite appositamente dietro alla casa aerea, all'ombra d'un macchione di splendidi durion.