— To'! — esclamò, più meravigliato che atterrito. — Un selvaggio che si diverte a fare della ginnastica sotto di noi!... Quel signore è allegro, a quanto sembra. —
Quell'essere singolare, che invece di dormire si divertiva a fare dei capitomboli, delle orizzontali e delle verticali, con una sveltezza da muovere ad invidia un maestro di ginnastica, pareva che si occupasse, almeno pel momento, di sapere cos'era quella costruzione sospesa fra cielo e terra. Balzava da un bambù all'altro, eseguiva de' volteggi meravigliosi e pareva che manifestasse la sua soddisfazione con certi grugniti e con certi soffi potenti, che producevano delle apprensioni nell'animo del mozzo.
— Lave del Vesuvio! — esclamava questi. — Ma che voce ha quell'uomo?... Si direbbe che ha in gola una canna d'organo od un contrabbasso! —
S'alzò per andare a svegliare i compagni, ma uno scrollo più violento degli altri, lo fece stramazzare sulla piattaforma.
— Corpo d'un pappafico! — esclamò. — Crolla la capanna.
Quasi nell'istesso istante si udì il marinaio a gridare.
— In piedi! Il terremoto! —
Si slanciò sulla piccola piattaforma seguito dal signor Albani, il quale non credendo affatto al terremoto, s'era invece armato d'una cerbottana e di alcune frecce tinte nel succo dell'upas.
— Cosa succede, Piccolo Tonno? — chiese Enrico, scorgendo il mozzo. — È il terremoto?...
— Sì, ma un terremoto a quattro gambe che fa una ginnastica indiavolata, — rispose il mozzo.