—No, impossibile, impossibile ti dico. Ti odio, lo capisci, che ti odio ora!…

—Sei proprio inesorabile?

—Inesorabile.

—Guarda, io, un dì tanto superba, sono ai tuoi piedi supplicante. Fa di me quello che vuoi, sarò tua schiava, e subirò i tuoi più strani capricci senza un lamento, senza un sospiro.

La faccia dell'arabo s'alterò visibilmente e girò il capo verso Elenka che tendevagli le mani supplicanti. Scosse il capo come un forsennato e s'allontanò vieppiù con un gesto d'orrore.

—Vattene, le disse. Ho spezzato e dimenticato tutto.

La greca si raddrizzò come una verga di ferro fino allora piegata. I suoi occhi s'infiammarono d'ira e di vergogna.

—Per chi è che tu m'hai dimenticata? chiese ella con voce stridente.

—Per Fathma!

—Ah! traditore!