—Odimi, abborrita rivale. Noi amiamo tutte due Abd-el-Kerim; è quindi necessario che una di noi scompaia dalla terra.

—Non chiedo altro che di misurarmi con te e di assassinarti, rispose
Fathma che fremeva tutta dall'ira.

—Se noi ci assaliamo in questa stanza qualcuno potrebbe udire le nostre grida e venire a separarci. Sei tu tanto coraggiosa da seguirmi nella foresta? Nessuno ci vedrà e potremo scannarci a nostro agio.

—Vieni, maledetta greca!

—Prendi un fucile, che noi ci batteremo a fucilate. Ti conviene?

—Sì, perchè ti spezzerò il cuore con una palla.

—Ed io ti fracasserò quel superbo capo che dopo aver affascinato il ribelle Ahmed affascinò Abd-el-Kerim. Lo deformerò così orribilmente che nessuno riconoscerà più nel tuo cadavere l'almea Fathma.

Un sorriso sprezzante e insieme incredulo sfiorò le labbra dell'araba; lanciò lungi da sè l'jatagan, si gettò sulle spalle una magnifica farda ricamata in oro e staccò da un chiodo una carabina rabescata e incrostata d'argento.

—Con quest'arma abbattei più che dieci leoni, diss'ella fissando
Elenka che s'avvolgeva nel suo taub. Oggi abbatterò te!…

—È ciò che io voglio vedere, o mia rivale. Vieni! rispose la greca.