—No!… tu menti!… tu menti! ripetè ella con disperazione.
—Te lo giuro Fathma. Trovasi in un sotterraneo delle rovine di
El-Garch, e lo tormento dì e notte dissanguandolo lentamente.
—Ah! feroce iena!… Ma che vuoi farne?
—Voglio farlo morire, ma farlo morire a oncia a oncia.
—Ma io lo salverò.
—Non ti lascerò il tempo. Domani sarai uno scheletro roso dal dente dei leoni e dei sciacalli.
L'almea rabbrividì e si sentì prendere dallo spavento.
—Mostro! balbettò la disgraziata.
—Orsù, vendichiamoci, disse la greca spietatamente. Tu spregevole almea hai alzato gli occhi fino al fidanzato di una greca di sangue nobile. È un'offesa che non si lava che a colpi di corbach e io strazierò le tue belle carni colla correggia del mio staffile.
L'almea fece uno sforzo supremo per ispezzare i legami e gettarsi su quel mostro in gonnella, ma le corde resistettero alla potente torsione. Ella si dimenò forsennatamente facendo crocchiare le ossa delle braccia.