—Sciagurata, tu mi schianti il cuore! esclamò con straziante accento.

Si mise a girare per la stanza col volto nascosto fra le mani e i capelli irti, poi ritornò verso Fathma che si era raccolta su sè stessa come una tigre, risoluta a difendersi contro gli attacchi di quel miserabile.

—È tutto finito adunque fra noi? le chiese con voce cavernosa.

—Lasciami sola, che la tua presenza mi fa male, disse Fathma. È impossibile che io ti ami, perchè sento per te un odio così profondo che non si estinguerà che colla mia morte. Comprendi, Notis?

—Ma dimmi che ti feci io, terribile donna, dimmelo?…

—Chi fu a infrangere la mia felicità? Chi fu a condurmi qui a morire lentamente, fra mille angoscie? Chi mi spinse a pugnalarmi? Chi fu quel vigliacco che mi denunciò a Dhafar pascià per una spia del Mahdi? Come posso io dimenticare tante cose!

—Si, fui io, ma ti amava e fu solo l'amore che fece di me una spia.

—Hai scavato un abisso, questo abisso è insuperabile. Vattene adunque e ridonami la libertà, lascia che io ritorni nel Sudan. Solo a questo patto potrei dimenticare quelle azioni codarde che mi usasti e forse col tempo a provare per te, se non dell'amore, almeno della compassione.

—Ridonarti la libertà?… Lasciarti ritornare nel Sudan?… E perchè?

—Per raggiungere colui che io amo sopra tutti, disse l'almea con slancio appassionato.