—Prima di tutto bisogna allontanare Notis e ridurlo all'impotenza.
—Ma in qual modo? il greco non si allontanerà tanto facilmente.
—A questo penso io, disse Ibrahim. Prima di domani sera Notis sarà ridotto in uno stato tale da non poter fare un solo passo per quarant'otto ore.
—Vuoi pugnalarlo forse?
—Niente affatto. Pugnalarlo sarebbe pericoloso; potrebbero sorprendermi e pigliarmi. Lasciate pensare a me e vedrete che tutto andrà bene.
—E liberatici del greco che faremo?
—Coll'aiuto d'Ibrahim entreremo tutti e due nella villa, saliremo da Fathma e ci barricheremo nella sua stanza, disse Omar. Aspetteremo la sera, poi ci caleremo, da una delle finestre, sulla riva del fiume e prenderemo la fuga.
—Bel piano! esclama Daùd. Ma potrebbe darsi che venissimo scoperti, però.
—Ci difenderemo fino all'ultimo respiro. I due equipaggi ci presteranno man forte.
—Siamo intesi. Tu Ibrahim ti rechi a Quetêna a giuocare un brutto tiro al greco. Alla sera noi assaliremo l'abitazione e libereremo Fathma. Orsù, a bordo, che ho una fame da lupo.