Sulla darnas regnò in breve la confusione. I barcaiuoli, perduto il loro sangue freddo, si slanciarono a poppa coll'intenzione forse di abbandonare la barca e salvarsi sulla riva opposta, ma il fiume era pieno di coccodrilli venuti da tutte le parti per prendere parte a quell'orgia di carne umana, di più la fucilata dei ribelli continuava terribile, lacerando l'aria per ogni dove.
—Mille saette, tutti a prua! urlò Daùd. Tutti a prua, cani di barcaiuoli!
—A prua! a prua! ripetè Fathma, che rispondeva bravamente al fuoco del nemico.
I barcaiuoli compresero il pericolo e ritornarono dietro la bordatura di prua, riparandosi meglio che era possibile. Era tempo.
Gl'insorti, vista la darnas arenata, si erano gettati tutti in acqua fugando i coccodrilli a colpi di lancia e si arrampicavano a dozzine sui banchi sabbiosi portando seco enormi travi colle quali speravano di sfondarla. La fucilata, interrotta, ricominciò ancora più furiosamente, serrata, implacabile, mortale.
La mitraglia fischiava sollevando le acque, scarnando orrendamente coloro che venivano tocchi dai proiettili; il sangue correva a torrenti e arrossava le onde del Nilo. Le canne dei fucili scottavano: erano ardenti.
I ribelli arrivano a decine, a dozzine, a ventine, a trentine, agitando freneticamente le scimitarre, le lance, le mazze, i fucili, sfidando imperterriti il fuoco infernale della darnas e cercando di arrampicarsi sul bordo urlando a chi più può. I barcaiuoli, ai quali l'imminenza del pericolo infondeva un disperato coraggio, si difendevano strenuamente coi fucili, colle pistole, cogl'jatagan, colle scimitarre, colle scuri e persino coi remi, martellando, puntando, forando, schiacciando, tagliando in piena carne. Daùd, Omar e l'intrepida Fathma colle scimitarre in pugno troncavano tutte le mani che cercavano di aggrapparsi al bordo della darnas e spaccavano orribilmente le teste che s'alzavano verso di essi.
Era una carneficina, uno spaventevole massacro che la luce rossastra delle zacchie in fiamme rendeva ancor più orribile. I barcaiuoli, anneriti dalla polvere, madidi di sudore e di sangue che colava dalle ferite, non potevano più far fronte a quell'onda di ribelli che ingrossava ad ogni istante e che si precipitava ciecamente all'assalto mugolando come una banda di tigri. Già più che mezzi sfiniti, esangui, avevano abbandonato il posto ed erano caduti sul ponte rantolando, quando un cozzo formidabile avvenne a prua.
La darnas, spinta all'indietro da una forza irresistibile, lasciò il banco e tornò a galleggiare, indietreggiando. Una trave avventata da quindici o venti uomini uniti, l'aveva percossa sotto la ruota di prua schiantando due o tre madieri; tutti i barcaiuoli, perduto l'equilibrio, caddero sul ponte fra le urla indescrivibili dei negri che non ardivano gettarsi in acqua ove nuotavano sempre numerosissimi coccodrilli occupati a rimpinzarsi della carne dei cadaveri.
Quando si rialzarono per accorrere ai remi un gridò d'angoscia sfuggì da tutti i petti. La darnas, spezzata a prua dalla spaventevole botta, imbarcava enormi getti d'acqua, affondando rapidamente!