Presi i fucili, Fathma e Omar tenendosi per mano guadagnarono la parete sfondata che guardava verso la riva sinistra, nascondendosi dietro un mucchio di rottami. Le zacchie ardevano ancora spandendo all'intorno una luce rossastra che illuminava sempre però più debolmente la corrente e i campi di durah. Dense nubi di fumo, miste a scintille, s'alzavano vorticosamente al di sopra dei crepitanti legni, ondeggiando capricciosamente qua e là a seconda che il vento soffiava.
Sulle isolette del fiume vociferavano più di due centinaia di ribelli cogli occhi fissi sul rottame. Alcuni erano immersi nell'acqua fino alle gambe e scagliavano di quando in quando qualche lancia che si fissava fortemente sul ponte inclinato del legno, altri invece si studiavano di guadagnare degli isolotti per avvicinarsi vieppiù, ed altri ancora si affaccendavano a costruire dei piccoli tugul di rami e foglie.
—Mi pare che quei birbanti abbiano intenzione di fissare la loro dimora su questi isolotti, bisbigliò Omar all'orecchio della compagna.
—Lo credi?
—Non vedi che stanno costruendo persino dei tugul. Essi calcolano di pigliarci colla fame, ne sono sicuro.
—E allora?
—Allora bisogna abbandonare il rottame più presto che sia possibile. La luna sta per nascondersi dietro a quella fascia di nubi, l'incendio sta per scemare e le stelle sono offuscate dalla nebbia della notte. Fra una mezz'ora vi sarà oscurità perfetta e potremo prendere il largo senza essere scorti.
—Quando è così fabbrichiamo la zattera. Allàh e il Profeta ci aiuteranno.
Essi ritornarono a poppa. Omar, salito sul capo di banda si lasciò discendere adagio adagio nel fiume tenendosi aggrappato ad una fune. Ben presto si trovò sul banco subacqueo coll'acqua fino alle ginocchia.
—Ci sei? chiese Fathma con un filo di voce.