—Lo giuro.
—Grazie, O'Donovan, disse Fathma con voce commossa. Prima che l'alba spunti noi saremo di ritorno e sapremo che sarà successo del mio infelice Abd-el-Kerim.
La sua faccia s'alterò fortemente e la voce le si spense in un singhiozzo.
—Andiamo, padrona, disse Omar porgendole il remington.
L'almea che aveva chinato il capo sul seno, lo rialzò con un gesto d'indomita fierezza. I suoi occhi si accesero d'una cupa fiamma e le nari si dilatarono straordinariamente.
—Vieni, Omar! esclamò ella. Là ci aspettano.
Strinse la mano al reporter e uscì a rapidi passi col negro, inoltrandosi silenziosamente fra la moltitudine di tende. Erano quasi le undici di notte quando oltrepassati gli avamposti, entravano nel palmeto.
—La via? chiese Fathma. La conosci tu?
—A menadito, rispose Omar. Cammina dietro di me e sta bene attenta. Il ribelle assicurò Takir che non correrebbe alcun pericolo ma non bisogna fidarsi.
—Verrà la mia rivale?