I tre egiziani furono condotti in una capanna lì vicina, dinanzi alla quale si affollarono urlando parecchie centinaia di guerrieri; il tenente invece fu condotto dinanzi a un gran tugul sul quale ondeggiava la bandiera del Mahdi.

Tell-Afab con un pugno gli fe' volar dalla testa lo sdruscito e scolorito fez, poi lo introdusse nella capanna, lasciandolo solo.

—Dove sono? si chiese l'arabo che sentivasi agitato da sinistri timori.

Girò gli occhi all'intorno con un misto di curiosità e di diffidenza. Vide che la capanna era divisa da un tramezzo di pelle e che era assai miseramente ammobiliata.

Stava per cercare l'uscita, quando un lembo del tramezzo s'aprì e dinanzi gli comparve un uomo che fissò su di lui due occhi vivi, brillanti, a riflessi di due colori.

Quell'uomo era alto di statura, magro, esile, colla carnagione di un color caffè al latte, capelli bruno chiari e barba nerissima. Sulle suo gote scorgevansi tre cicatrici parallele e una verruca. Strana cosa, aveva un braccio più lungo dell'altro.

Il suo vestito era di una estrema semplicità. Componevasi di una camicia e di un paio di calzoni alla turca di damour (grossa tela di cotone); aveva sandali ai piedi e un piccolo turbante verde sul capo.

Il tenente arabo nello scorgere quell'uomo rabbrividì e cadde, senza volerlo, in ginocchio.

—Il Mahdi!… esclamò con voce soffocata.

Infatti quell'uomo era Mohammed Ahmed, il profeta del Sudan.