—No, balbettò l'arabo.

—È la testa di Hicks pascià[1]. Io ho distrutto nella foresta di Kasghill tutto l'esercito egiziano, mi capisci, arabo rinnegato, e ben pochi sono sfuggiti alla catastrofe e nessuno portò la terribile novella a Chartum. Io, l'inviato d'Allàh, Mohammed Ahmed, ho fulminato tutti i nemici che con incredibile audacia marciavano sulla città santa. Tutti andranno all'inferno: è la punizione di coloro che rimangono sordi alla voce del Signore.

[1] L'illustre missionario D. Luigi Bonomi mi assicurò che quella testa non apparteneva a Hicks pascià, ma al barone di Cettendorge, capitano di Stato Maggiore.

—Ah! quanto sei terribile! mormorò Abd-el-Kerim che tremava ancora per l'emozione.

—È giustizia, rispose Ahmed ricollocando la testa nel sacco.

Poi volgendosi verso l'iman inginocchiato:

—Abù-Mogara, gli disse. Farai collocare tutte le teste dei visi bianchi sulle porte di El-Obeid, onde tutta la popolazione possa vederle.

L'iman uscì coll'orribile sacco sulle spalle. Nella capanna regnò per parecchi minuti un lugubre silenzio, poi il Mahdi, accennando all'arabo un angareb, gli disse:

—Siedi e narrami cosa si dice di me a Chartum, Si crede che io sia l'inviato di Dio che ha la santa missione di ricostituire l'antico impero arabo, di raggruppare attorno a me tutti i credenti del profeta, di porre un argine all'invasione degli infedeli, di fondare una religione universale colla comunità dei beni?

—No, nessuno lo crede.