Abd-el-Kerim coi capelli irti, gli occhi sbarrati, non respirava più.
Egli si chiedeva se quel terribile rivale sapesse che l'amante di
Fathma era il prigioniero che gli stava dinanzi.

—Maledetta donna, proseguì Ahmed. L'amavo, aveva da me tutto quello che desiderava, aveva a sua disposizione duecentomila guerrieri pronti a farsi uccidere per lei, era più di una sultana, e mi obliò, mi abbandonò. Ma verrà forse un dì che la riavrò nelle mie mani e le farò scontare a caro prezzo il tradimento. Oh! quel dì si pentirà di aver burlato l'inviato di Allàh!

—Ma è viva, adunque? chiese Abd-el-Kerim che non si teneva più.

—Si dice che è viva, ma nessuno lo assicura.

—Ah!

—Che hai?

—Nulla, mormorò l'arabo prestamente. Ho la punta di una freccia in un braccio e mi fa soffrire.

—Soffrirai ancora per poco, disse Ahmed con un sorriso crudele.

—Perchè?

—Perchè domani, a meno che non sii protetto da Allàh, morrai.