—Aspetta che io lo abbia in mano e poi ne vedrai di belle.

—Così va bene, io sarò sempre pronto ad aiutarti.

—Zitto, ecco Ahmed Mohammed, disse il beduino alzandosi.

In lontananza, appariva Ahmed, col turbante verde dei discendenti del profeta ed in completo assetto da guerra. Montava un superbo cavallo bianco condotto a mano da due dervis e dietro a lui caracollavano gli scièk di tutte le tribù ed una banda di Abù-Rof colle scimitarre sguainate e gli stendardi spiegati.

Quando fu vicino alla zeribak un gran grido emesso da duecentomila persone echeggiò:

—Viva Ahmed Mohammed! Salute all'inviato di Dio!

Ahmed con un cenno della mano fece tacere tutti quei clamori. Scese d'arcione, s'inginocchiò a terra, borbottò alcune preghiere, poi andò a sedersi su di un palco che dominava la zeribak. Gli sceicchi e i dervis più rinomati presero posto dietro a lui.

—Dove sono i prigionieri? chiese il beduino allo sceicco.

—Eccoli là, circondati da una compagnia di baggàra.

—Non ne abbiamo molti da assassinare. Non ne vedo che quattro.