Abd-el-Kerim sentì mancarsi le forze. Esitò, volle fuggire, ma gli fu impossibile e si spinse macchinalmente innanzi, senza fare il menomo rumore. S'arrestò a pochi passi dall'almea che continuava a sbattere il tamburello con un ritmo cadenzato e malinconico. Egli tese le braccia avanti.

—Fathma!… Fathma! mormorò con voce tremante.

L'almea si volse verso di lui.

CAPITOLO V.—Il Rapitore.

Nel vedersi dinanzi Abd-el-Kerim, immobile come una statua, coi lineamenti sconvolti e le mani tese con gesto supplichevole, Fathma non potè trattenere un movimento di sorpresa. Ella lo guardò fisso coi suoi grandi e neri occhioni, che magnetizzavano e che penetravano fino al fondo dei cuori, senza dir sillaba.

—Fathma, ripetè l'arabo, scuotendosi e dando alla sua voce un tono commosso.

L'almea gli si avvicinò, guardandolo come con curiosità.

—Che fai tu qui? diss'ella di poi,

—Mi riconosci bella fanciulla?

—Non dimentico mai chi mi salvò con pericolo della propria vita. Non sei tu quell'arabo che mi raccolse nella pianura dopo aver ucciso il leone che mi assaliva?