Notis ne fece parola allo sceicco, che finito il pasto, s'era rovesciato sui tappeti, fumando flemmaticamente.
—Tanto meglio, rispose il beduino. L'uragano favorirà la spedizione, e le tenebre proteggeranno la nostra ritirata. Credo anzi che sarà ora di metterci in cammino, e di andar a raccontare all'arabo che la sua bella ha fatto un colpo.
—Non vi è pericolo che tu, recandoti al campo, abbia a venire scoperto?
—Nessuno mi conosce, eppoi, a uno sceicco è permesso di andare dove gli pare e piace senza render conto a chicchessia. Non aver timore che io possa venire preso da quella gente vigliacca. E avutolo in nostre mani, dove lo nasconderemo questo rivale?
—A pochi passi da qui vi è un corridoio che mette capo ad una spelonca orribile, umida quanto mai. Ve lo caccieremo dentro e ve lo rinchiuderemo per bene.
Lo sceicco s'alzò, si gettò a bandoliera il suo lungo moschetto a pietra, imbracciò il suo scudo di pelle di elefante e uscì assieme al greco. I beduini s'erano raccolti di già attorno ai mahari, in completo arnese di guerra; ad un suo cenno si posero in sella.
Una parola ancora, prima di separarci, disse lo sceicco. Se il tuo rivale mi chiedesse chi m'incaricò di rapirlo, che devo rispondergli?
—Rimarrai muto come una tomba. Le vendette circuite dal mistero sono le più spaventevoli.
—Sta bene, che Allàh ti guardi!
—Che Allàh t'aiuti, rispose Notis,