Il nipote del beg ed il bandito si scambiarono un lungo sguardo, poi un rapido cenno, quindi il secondo s'allontanò velocemente, intanto che i suoi compagni, approfittando della confusione che regnava, si sbandavano scomparendo fra le alte erbe della steppa.

I convitati, vuotata un'ultima tazza di khumis, si erano affrettati a raggiungere i loro cavalli dovendo scortare gli sposi e si erano disposti su due lunghissime file, una a destra e l'altra a sinistra della porta principale della casa.

Tutto d'un tratto un grido altissimo s'alzò, perdendosi lontano lontano nella steppa sconfinata:

— Viva gli sposi! —

Talmà era ricomparsa sulla bianca cavalla, sotto un nuovo velo di seta trapunto in oro che copriva quasi tutta la parte posteriore del suo bellissimo animale.

Teneva fra le braccia un agnellino dalla lana candidissima, ucciso pochi momenti prima e adorno di nastri di seta a varie tinte.

Si fermò un momento a guardare i cavalieri, poi lanciò la sua cavalla a corsa sfrenata attraverso la steppa, tenendosi ben stretto al seno l'agnellino.

Pochi momenti dopo Hossein usciva a sua volta, montando il suo splendido cavallo e si lanciava sulle tracce della fidanzata, seguito dal beg, da suo cugino e da Tabriz, gridando con voce stentorea:

— Amici, aiutatemi a raggiungerla!... La mia stella fuggel...

— Eccoci! — urlarono in coro i cavalieri, snudando i kangiarri, — Uran!... Uran!...