Rideva forte e di quando in quando si volgeva a guardare l'immensa turba dei cavalieri che galoppava sfrenatamente sulle sue tracce, urlando e sparando, preceduta da Hossein, dal beg e da Abei.
La giovine aveva già percorsi tre o quattro chilometri, avanzandosi sempre nella pianura, quando la sua cavalla fece uno scarto improvviso, poi stramazzò pesantemente fra le erbe, sbalzandola di sella.
Talmà mandò un grido, poi rimase distesa, mezza svenuta.
Quasi nel medesimo istante dieci o dodici uomini, guidati da Hadgi, il luogotenente del mestvires, sorsero fra le erbe altissime, gettandosi su di lei.
— I cavalli! — gridò il luogotenente, afferrando la fanciulla. — Presto!... —
I banditi mandarono alcuni fischi stridenti e dodici cavalli, di forme vigorose, sorsero come per incanto fra le erbe, dove fino allora erano rimasti coricati e nascosti.
Hadgi si slanciò verso il più vicino, tenendo tra le braccia Talmà che non era ancora tornata in sè, ed aiutato da uno dei suoi uomini, salì in arcione, gridando:
— Via!... Lasciate la corda! —
I banditi erano partiti ventre a terra dietro al luogotenente, mentre urla terribili s'alzavano fra i cavalieri del beg:
— Ferma!... Ferma! —