— Preghi Allah di non farsi trovare!...
— Mentre io pregherò di lasciarcelo catturare, — rispose il beg. — Se lo trovo non uscirà vivo dalle mie mani. Gli ho riserbato un supplizio che gli farà maledire il giorno in cui è venuto al mondo!... —
La banda, che si era aumentata d'un altro manipolo di cavalieri, passò al galoppo dinanzi alla casa di Talmà, che era guardata da una dozzina di servi armati e proseguì la corsa velocissima verso il villaggio, che si distingueva vagamente in lontananza, illuminato dagli ultimi raggi del sole tramontante.
Le detonazioni erano cessate ed una grande calma, rotta solo dal galoppo precipitato dei cavalieri, regnava sulla landa sterminata.
Tutti aguzzavano gli sguardi, tormentando i grilletti dei loro fucili, impazienti di far pagare alle Aquile il loro infame tradimento; ma nessun cavaliere appariva sulla distesa verdeggiante.
I banditi, dopo d'aver fatto una dimostrazione ostile contro il villaggio, dovevano essersi dispersi. Ciò d'altronde non sorprendeva nessuno, essendo abitudine dei banditi della steppa di dividere le loro forze, per fare due attacchi simultanei, in modo da confondere e disorganizzare gli assaliti.
Bastarono tre quarti d'ora ai cavalieri del beg per attraversare la distanza che separava la casa di Talmà dal villaggio dei Sarti.
I vecchi, rimasti a difesa delle donne e dei fanciulli, erano schierati dinanzi alle prime case e sulle terrazze, coi loro bravi moschettoni in mano ed i kangiarri ed i jatagan alla cintura.
Quantunque non più giovani, erano ancora formidabili guerrieri, capaci di difendere lungamente le loro case.
— Le Aquile? — chiese il beg, appena fu in mezzo a loro, mentre Tabriz lo aiutava a scendere da cavallo.