— Il campo dell'Emiro degli Illiati, — disse poi volgendosi verso Hossein, che l'interrogava cogli sguardi.

— È là che abita quel Sagasdka di cui tu mi hai parlato?

— Sì, signore.

— È un amico di mio zio?

— Un tempo hanno combattuto insieme contro i bukari ed i belucistani, — rispose Tabriz. — Se le Aquile della steppa sono passate attraverso il suo territorio, ce lo dirà subito.

— A quest'ora non si rammenterà più nemmeno il nome di Giah Aghà, — disse Abei, che aveva ripreso il suo posto in testa alla colonna. — Si dimenticano facilmente gli amici, nella steppa.

— Al contrario, signore, — rispose Tabriz, un po' piccato. — Si ricordano forse più che altrove, avendone sovente bisogno per far fronte ai ladroni della pianura od ai soldati degli Emiri.

— Vedrai che non si degnerà nemmeno di riceverci nel suo accampamento e che ci tratterà come pezzenti sospetti.

Hanno ben altro da fare questi Illiati, che d'occuparsi delle Aquile e dei nostri affari.

— Sarà come tu dici, signore, — rispose Tabriz, — io però obbedirò alle istruzioni datemi da tuo zio.