Un uomo, piuttosto vecchio, era sgusciato fra quell'ammasso di rose, tenendo in mano un cesto di vimini, di forma allungata, pieno già di fiori.

— Sei un illiato di Sagadska? — gli chiese il gigante.

— Sì, signore.

— Ci manda qui il tuo capo, che ci diede ospitalità ieri sera, per chiederti se hai visto passare dei cavalieri.

— Io ho dormito come un orso questa notte, — rispose il raccoglitore di rose, — ma te lo potranno dire i distillatori che non hanno spenti i fuochi ieri sera.

Vuoi seguirmi? Non sono che a pochi passi, dietro a quel macchione di platani: guarda, si scorge il fumo trapelare attraverso le foglie.

— Guidaci e avrai una manata di pouls[7].

— Vieni, signore, — rispose l'illiato, tutto lieto di ricevere una mancia.

Attraverso le fronde di quei giganteschi alberi, i tre cavalieri cominciavano infatti a scorgere colonne di fumo e bagliori prodotti da grandi fuochi brucianti sotto i lambicchi.

Ben presto giunsero in mezzo ad una spianata, dove una dozzina d'uomini, semi-nudi, anneriti dal fumo, madidi di sudore, con lunghe barbe ispide, s'affaccendavano intorno a sette od otto falò, sopra i quali bollivano immense caldaie di rame, piene di rose.