— Ve n'è un altro, capitano, — disse il sergente, indicando Tabriz, che in quel momento entrava.
Il medico squadrò il gigante con un certo stupore, poi disse, un po' sorridendo:
— A quello basterà una buona zuppa per rimetterlo in gambe.
— No, capitano, ha una palla in corpo anche lui e non delle nostre, — rispose il sergente.
— Ed è venuto qui senza aiuto?
— Da solo.
— Avrebbe l'anima attaccata al corpo con chiavarde di acciaio? — esclamò il capitano.
— Sembra, signore.
— Allora può aspettare. Pensiamo prima a questo giovane che è più interessante di quel bufalo della steppa.
Se non è morto finora non morrà nemmeno più tardi. Fallo passare in un altro letto. —