— La calligrafia di mio cugino!.... Ah!.... Il miserabile!.... l'infame!... È lui che mi ha colpito alle spalle per rubarmi Talmà....

— Sì, mio signore, — disse Tabriz, con accento irato. — Io l'ho veduto a far fuoco su di noi ed ora te lo dico.

È tuo cugino che ha tramato tutto.

— Infame!.... Infame! — urlò Hossein.

Il maggiore ed il rappresentante dell'Emiro non sembravano affatto commossi, nè per l'esplosione di dolore del disgraziato Hossein, nè dello scoppio d'ira di Tabriz.

Anzi il primo sussurrò agli orecchi del secondo:

— Come sono abili commedianti questi selvaggi della steppa! —

Poi, volgendosi verso Hossein, che si era lasciato cadere su una sedia, nascondendosi il viso tra le mani, gli chiese ruvidamente:

— Dunque l'hai conosciuta questa calligrafia.

— Sì, è di mio cugino Abei, — rispose il giovane.