La terribile lama squarciò netto il collo della belva, facendo sprizzare alto il sangue.
Intanto la leonessa, svegliata dal ruggito del compagno e dal colpo di pistola, era pure balzata in piedi, ma ebbe un momento di esitazione, e quello fu la salvezza dei turchestani.
Due spari rimbombarono, seguiti da un ruggito formidabile, poi, dileguatosi il fumo, Tabriz e Hossein scorsero la leonessa a fuggire attraverso la steppa, varcando a gran salti le dune.
— Ehi, loutis — gridò il gigante, volgendosi verso Karaval.
— Hai veduto come noi, uomini della steppa turchestana, sappiamo ammazzare i vostri leoni?
— Sparate meglio dei cosacchi del Don, voi, — si limitò a rispondere il bandito.
— Possiamo riprendere la marcia?
— Sono ai vostri ordini, signori. Abbiamo perduto già troppo tempo e giungeremo tardi all'oasi di Kara-Kum. —
Non vedendo più la leonessa, lasciarono frettolosamente la collinetta e dopo d'essersi bagnate le labbra coll'acqua, contenuta nella vescica, si misero senz'altro in marcia affrettando il passo.
Fu solamente tre ore dopo il tramonto, che giunsero all'oasi, completamente sfiniti e quel che era peggio, affamati.