In quell'istante un colpo di fucile partì dietro il cespuglio, ed una palla si piantò profondamente nella tavola che serviva da barricata.

Tabriz fece un salto, riparandosi dietro lo stipite della porta.

— Pare che si siano finalmente decisi, — disse, sorridendo. — Sono di una prudenza che rasenta quella dei conigli.

— Non esporti, Tabriz.

— Lascerò a loro sprecare le munizioni, signore. Ci tengo anch'io a non farmi crivellare, almeno fino al giorno che ti avrò vendicato.

— Taci! — disse Hossein con voce sorda.

— Sì, è meglio lasciar parlare gli archibugi e le pistole, per ora. —

Una scarica tenne dietro alle sue parole. Le palle si piantarono nelle pareti di fango e nella tavola e alcune perfino sul soffitto.

— Padrone, — disse ad un tratto il gigante. — Non spaventarti se io griderò, anzi farai meglio ad imitarmi.

— Perchè?