Hossein si era subito ricollocato dietro alla tavola che serviva di barricata, senza però riuscire a scorgere nessun usbeko.

Erano occupati gli assedianti a studiare qualche nuovo mezzo per far capitolare gli assediati o, disperando di riuscire nel loro intento, avevano preso il largo sulle loro barche? A dire il vero Hossein non prestava molta fede alla loro scomparsa, essendo in buon numero e potendo reclamare per di più l'aiuto dei pastori, pure loro sudditi dell'Emiro.

Il giovane era a questo punto delle sue riflessioni, quando un getto di fumo irruppe bruscamente attraverso la porta, costringendolo a dare indietro.

Qualcuno doveva aver gettato qualche fastello di legna accesa alla base della parete, coll'evidente intenzione di allontanare i due assediati.

— Altro che scappati! mormorò Hossein.

Un colpo di tosse gl'impedì di parlare. Un altro getto di fumo era entrato, proveniente dall'altra parete ed era quello così acre, così puzzolente, da obbligare il giovane a fare altri due passi indietro.

— L'alfek — esclamò. — L'erba puzzolente degli stagni amari!.. Ora ci affumicheranno per bene e non so se potremo resistere a lungo.

— Per tutti i diavoli dell'universo! — gridò in quel momento una voce dietro di lui, interrotta da due colpi di tosse. Giungo in buon punto.

— Tabriz!...

— Eccomi, signore.