Il cavaliere passava appunto allora, a quaranta o cinquanta passi, aizzando l'animale con fischi.

Due lampi illuminarono la notte, seguiti da due detonazioni che le urla stridenti delle raffiche subito soffocarono.

Il cavaliere s'abbattè sul collo del cavallo mentre questi faceva uno scarto improvviso, mandando un lungo nitrito di dolore.

— Toccati! — gridò il mestvire con un sorriso feroce. — Le Aquile della steppa non sbagliano mai.

Accorriamo, Hadgi. —

Con sua somma sorpresa udì la voce del cavaliere a gridare:

— Non abbastanza, birbanti! Balza, Kasmin! —

Il cavallo aveva fatto un altro salto di fianco, poi aveva ripresa la sua corea sfrenata, mentre il cavaliere si teneva stretto al suo collo, indizio sicuro che doveva aver ricevuto qualche grave ferita.

— Ci sfugge! — urlò il mestvire con rabbia.

— Non preoccuparti, capo, — rispose Hadgi. — Quell'uomo non giungerà vivo nella tenda del beg.