— Soffiagli in bocca, Tabriz, — disse il beg, vedendo che il ferito non si decideva aprire le labbra.

Il gigante ubbidì e si vide subito il ferito riaprire gli occhi azzurrastri e fissarli su Hossein, poi la sua bocca si socchiuse dicendo con voce rantolosa:

— Talmà... alla casa... le Aquile... della steppa... presto... —

Hossein mandò un grido.

— Che cosa dici tu? È in pericolo Talmà?... Parla, prima che la morte ti colga. —

Il ferito fece col capo un segno affermativo, poi dopo d'aver fatto uno sforzo supremo, burbugliò con un accento così debole che parve un soffio:

— Aquile... agguato... intorno casa... accorrete!.. —

Poi si rizzò a sedere, mantenendosi per qualche istante in quella posa, stralunò gli occhi, ebbe un sussulto che si ripercosse in tutte le sue membra, quindi ricadde pesantemente sul cuscino.

— Morto! — esclamò il vecchio beg.

— Ma io lo vendicherò, — disse Hossein, i cui occhi avevano lampi vividi. — Le Aquile sono sbucate dalle steppe!... Ah!... Non sanno ancora quanto pesi il mio kangiarro. Tabriz! Il mio cavallo, il mio fucile e le mie pistole.