Tutti aguzzavano gli sguardi, tormentando i grilletti dei loro fucili, impazienti di far pagare alle Aquile il loro infame tradimento; ma nessun cavaliere appariva sulla distesa verdeggiante.

I banditi, dopo d'aver fatto una dimostrazione ostile contro il villaggio, dovevano essersi dispersi. Ciò d'altronde non sorprendeva nessuno, essendo abitudine dei banditi della steppa di dividere le loro forze, per fare due attacchi simultanei, in modo da confondere e disorganizzare gli assaliti.

Bastarono tre quarti d'ora ai cavalieri del beg per attraversare la distanza che separava la casa di Talmà dal villaggio dei Sarti.

I vecchi, rimasti a difesa delle donne e dei fanciulli, erano schierati dinanzi alle prime case e sulle terrazze, coi loro bravi moschettoni in mano ed i kangiarri ed i jatagan alla cintura.

Quantunque non più giovani, erano ancora formidabili guerrieri, capaci di difendere lungamente le loro case.

— Le Aquile? — chiese il beg, appena fu in mezzo a loro, mentre Tabriz lo aiutava a scendere da cavallo.

— Scomparse, signore, — rispose un vecchio dalla lunga barba bianca, che si era improvvisato conduttore dei suoi compagni. — Non hanno fatto che alcune scariche, poi si sono allontanate verso il settentrione.

Sembra che non avessero alcuna intenzione di assalire il villaggio.

— Conosci il mestvires?

— Il narra-istorie che suona la guzla?