— Che cosa ne dici tu, signore? — gli chiese.
— Che sarebbe necessario andare a Samarcanda, — rispose il giovane con un sottile sorriso. — Il momento veramente non sarebbe troppo buono, perchè quella città è ora occupata da stranieri.
— Da chi? — chiese il beg scuotendosi.
— Dai russi, padre — rispose il giovine.
— Chi te lo ha detto?
— Un turcomanno, che stamani è venuto qui ad assistere alle feste. Si dice che il governatore russo del Turchestan prepari anzi una spedizione per punire severamente le tribù dei Bechs, che si sono ribellate all'Emiro di Bukara. —
In quel momento un galoppo fragoroso, che si propagò rapidamente attraverso le strette viuzze della borgata, fece balzare vivamente in piedi il beg e Tabriz.
— Ritornano! — esclamarono entrambi.
Abei era diventato un po' pallido ed una improvvisa ansietà si era dipinta sul suo viso.
— Sono essi, padrone! — grido Tabriz, correndo verso la porta. — La riconducessero almeno! —