Subito la scorta lo circondò, quantunque Tabriz lo tenesse strettamente per un braccio.

Attraversate tre o quattro viuzze che erano ingombre di persone, di cavalli e di cammelli, il drappello giunse ben presto sulla piazza del villaggio, dove si trovava il vecchio beg circondato da altri uomini armati, fermo sull'orlo d'una fossa profonda un metro e mezzo, e larga appena sessanta centimetri, sia da un verso che dall'altro.

Il mestvire, nel vederla, impallidì, spaventosamente ed i suoi occhi, che erano diventati sanguigni, cercarono ansiosamente quelli di Abei Dullah, il nipote del beg. Un rapido cenno fattogli dal giovane, parve rasserenarlo ed infondergli un po' di coraggio.

Il beg gli si era appressato, chiedendogli:

— Vuoi parlare?

— Ti ho già detto che non so nulla. E poi, — aggiunse con amarezza, — anche se io ti dicessi od inventassi qualche cosa, non salverei egualmente la mia vita. Tuo nipote Hossein non mi risparmierebbe.

— No, di certo, perchè sei tu che hai organizzato il rapimento di Talmà, miserabile! Ormai sei uomo morto, ma prima di comparire dinanzi al Profeta pel giudizio supremo, dovresti dirci dove le Aquile hanno nascosta la fanciulla.

Le buone azioni non vengono scordate dal grande giustiziere.

— Non so nulla e non mi strapperai altra parola. Vuoi la mia morte? Ebbene sono pronto a subirla.

— Calatelo, — comandò il beg.