Quello a cui manca il cavallo salga dietro a qualche compagno.

Lesti od i russi giungeranno prima di noi. —

In meno di un minuto i cavalli furono insellati ed imbrigliati e la truppa riprese le mosse, sempre guidata da Tabriz.

La steppa, a poco a poco scompariva. Numerosi villaggi si mostravano, specialmente verso il sud, dove le terre erano solcate da affluenti dell'Amu-Darja; e giardini ricchi d'alberi, di prugni, d'albicocchi, di melogranati e anche di viti, cominciavano ad estendersi in tutte le direzioni.

Qua e là, in mezzo alle erbe, platani, betulle, pioppi, ulivi, querce, cedri e anche pini, formavano gruppi pittoreschi, specialmente intorno agli stagni, sorgendo fra colossali cespi di rose di China, coperti di fiori bianchi e rossi.

La banda s'affrettava. I cavalli ai quali quel breve riposo era bastato per rimetterli in gambe, galoppavano splendidamente, senza aver bisogno di venire aizzati.

Ai primi albori, Tabriz indicò a Hossein il profilo della catena dei Kasret-Sultan-Geb, che s'innalza dietro a Kitab e poco dopo una selva di esili minareti dalle cupolette scintillanti.

— Ci siamo, signore, — disse.

Hossein provò come una scossa e si portò una mano sul cuore.

— Che fra poco la riveda? — si chiese con angoscia.