— Che cosa fare, Tabriz? — chiese Hossein.
— Mi pare che non ci rimanga che una cosa sola, signore, — rispose il gigante.
— Di andarcene prima che i russi diano l'assalto?
— Sì, mio signore. I Moscoviti non hanno, a quanto sembra, forze sufficenti per circondare tutta la città e penso che noi potremmo uscire senza troppe molestie dalla porta di Rachid.
Da quella parte non odo a tuonare il cannone, ciò indica che il nemico non si è ancora mostrato.
— È una defezione la nostra, — disse Hossein.
— È buona guerra, signore, — rispose Tabriz. — Giacché il beg ci ha giuocati, ora facciamola a lui.
Se la cavi come meglio potrà. Andiamo, signore, lasciamo qui i suoi falconetti e finché abbiamo tempo, sgombriamo.
Noi non abbiamo niente a che fare coll'Emiro di Bukara, tanto meno coi suoi protettori. —
Poi, alzando la voce verso i suoi uomini, gridò, dominando colla sua voce stentorea il rombo delle artiglierie ed il crepitìo della moschetteria: