— Un momento di ritardo e tu eri morto, — disse, digrignando i denti. — Che cosa si vuole da me?

Un drappello di soldati era nel frattempo entrato. Tutti avevano le baionette inastate e parevano pronti a farne uso, in caso di resistenza.

— Signore, — disse il gigante, che pareva furibondo. — Devo buttar giù questi imbecilli?

— Non muovere un dito, — rispose Hossein, che aveva finito di vestirsi coll'aiuto di un infermiere. — Vediamo di che cosa ci accusano questi moscoviti.

Un prigioniero di guerra non è un bandito della steppa. —

Il sergente, che li aveva raccolti sul campo di battaglia, aveva assunto il comando del drappello, dicendo ai due turchestani:

— Dovete seguirci: vi consiglio di rimanere tranquilli perchè ho l'ordine di farvi fuoco addosso, in caso di ribellione.

Spero che tutto finirà bene per voi, miei poveri ragazzi!

— E di che cosa ci si accusa? — disse Hossein. — Di aver cercato di lasciare Kitab prima che venisse presa, non desiderando noi immischiarci negli affari di Diura-bey e di Baba-bey?

— Ah!.... Io non lo so, signor mio. Andiamo: al maggiore non piacciono i ritardi. —