— Io l'ho destinata a tuo cugino! — gridò il vecchio, aggrottando la fronte.
— Hossein-beg non ama che la bella Talmà, — soggiunse il giovane. — Il suo cuore non batte che per la più bella fanciulla dei Sarti. Che cosa puoi temere da me, padre? Tu sai che io sono leale. —
La fronte del beg subito si rasserenò.
— Sì, — disse, — tu sei troppo leale per ingannare tuo cugino. Siete cresciuti insieme, i vostri padri che caddero entrambi valorosamente innanzi alle falangi del Khan di Bukara, erano fratelli e avete nelle vostre vene il medesimo sangue.
Io vi ho adottati come se foste carne della mia carne e vi amo più che foste miei figli, e le mie ricchezze un giorno saranno vostre, ma guai a voi se sorgesse una rivalità. Il vecchio beg, l'antico guerriero delle rive del Caspio, che ha fatto tremare perfino i russi, sarebbe inesorabile.
— Sono leale, — ripetè Hossein — e non amo che te e Talmà. —
In quell'istante Tabriz si alzò rapidamente, trattenendo i cani che mugolavano e che parevano pronti a lanciarsi nella steppa.
— Che cos'hai? — chiese il beg che si era subito accorto di quella mossa improvvisa.
— È il vento che sussurra o sono veramente i dolci suoni della guzla, quelli che giungono ai miei orecchi? Chi può essere l'uomo che con una simile notte si diverte a provare la chitarra in mezzo alla steppa?
Aveva pronunciate appena quelle parole, quando il grosso levriero mandò un forte latrato.