Il capo della flottiglia, comprendendo che non vi era da esitare, aveva lanciato un comando.
— Alle isole!... Coraggio! —
Le sei scialuppe si erano messe in corsa. Per buona fortuna dinanzi a loro l'acqua non aveva ancora preso fuoco, però era necessario spegnere prontamente i pezzi di legno che ardevano entro le borse di filo di rame, onde evitare di allargare l'incendio.
Mentre i rematori arrancavano disperatamente, tendendo i muscoli fino al punto di farli quasi scoppiare, i timonieri si erano affrettati a ritirare le aste rovesciando i tizzoni sui pesci, che ingombravano il fondo delle scialuppe.
Lo spettacolo che offriva quella specie di lago formato dalle acque dell'Amu-Darja, diventava di momento in momento più spaventoso.
Pareva che si fosse trasformato, per opera magica, in un piccolo mare di fuoco. Fiammate si alzavano dappertutto dietro le imbarcazioni fuggenti, spandendo in alto una luce intensa, quasi accecante.
Le acque ribollivano con leggeri crepitii, in causa di masse considerevoli di gaz che salivano senza posa alla superficie assieme alla nafta, sviluppando nuove fiammate che sovente raggiungevano delle altezze di parecchi metri.
Si sarebbe detto che un vulcano avvampava sotto il laghetto.
I pescatori fuggivano sempre verso le isole. Avrebbero desiderato meglio guadagnare le rive del fiume; l'onda di fuoco però glielo impediva, e attraversarla sarebbe stato come andare incontro ad una morte certa.
Per fortuna quelle terre che occupavano quasi il centro del laghetto non erano lontane, sicchè bastarono cinque minuti di corsa sfrenata per raggiungere la prima che era la maggiore.