Nessuno rispose.
— Sono proprio morti, — disse poi, volgendosi verso i suoi uomini. — Non mi aspettavo che tiraste così bene. —
I ventiquattro uomini si fecero coraggiosamente innanzi per rimuovere la tavola, quando d'un tratto videro il gigantesco Tabriz e Hossein varcarla con un solo salto e piombare in mezzo a loro.
— Uran!... Uran!... —
Il terribile grido degli scorridori della steppa turchestana lanciato dai due assediati, fu accompagnato da due colpi di kangiarro che fecero stramazzare a terra due usbeki colle gole squarciate.
— Sotto, padrone! — urlò Tabriz, che menava disperatamente le mani.
— Cacciamo questi poltroni. —
Quell'attacco fulmineo e soprattutto la vista di quel colosso, sconcertò gli assedianti. Spararono appena qualche colpo di pistola, poi volsero i tacchi come lepri. Anche il loro comandante, che era sfuggito per un vero miracolo ad un colpo di kangiarro, vibratogli da Hossein, se l'era data a gambe non meno velocemente degli altri.
— Credo che per ora ne abbiano abbastanza, — disse Tabriz, rifugiandosi prontamente entro la catapecchia. — Guardati dalle palle, signore.
Ci tempesteranno di certo.