Attraversarono la porta e si trovarono in una specie di magazzino che era ingombro di casse e di botti e che riceveva la luce da due strette feritoie.

— Dove siamo dunque? — ripetè Hossein, impazientito.

— In una polveriera. Queste botti e queste casse sono piene di munizioni. Me ne sono assicurato prima.

— Tabriz, mi hai condotto nel ridotto che abbiamo veduto quando siamo sbarcati?

— Sì, mio signore.

— Siamo entrati nella tana dei lupi di Bukara. Non ci faranno a pezzi ora?...

— Non lo credo. Intanto chiudiamo la porta e spranghiamola, giacchè vedo qui delle sbarre di ferro.

È solida e non cederà facilmente ed i bukari, che ci assediavano, non potranno entrare nel corridoio prima di parecchie ore.

— Sei certo che non ci sia nessuno nel ridotto?

— Prima non ho udito alcun rumore e non ho veduto nessuno. Tutti i bukari devono trovarsi sulla riva del fiume in attesa di vederci uscir dalla taverna.