I bukari avevano compreso con chi avevano da fare, e chi erano gli uomini che li cannoneggiavano, e forti del numero si preparavano alla riscossa.

— Padrone, — disse Tabriz, la cui fronte si era annuvolata, — scarica gli altri due pezzi, mentre io vado a far provvista di munizioni.

— Porta anche dei fucili e conduci due cavalli dietro la porta, — rispose Hossein. — Teniamoci pronti a fuggire. —

Mentre Tabriz s'allontanava correndo, il coraggioso giovane sporse il capo fra due merli per meglio osservare dove si trovavano i nemici.

Tenendosi nascosti dietro le rocce, erano già giunti alla base del sentiero e si spingevano animosamente innanzi, incoraggiati dai sagrati tuonanti del loro capo.

— Li prenderò d'infilata, — mormorò Hossein. — Si presentano in linea profonda e due palle faranno un bel vuoto se ben dirette. —

Senza occuparsi dei colpi d'archibugio, che non potevano offenderlo, essendo riparato dalle grosse merlature del ridotto, mise in batteria i due falconetti ancora carichi, in modo che le palle infilassero il sentiero, e uno dopo l'altro, li scaricò!

Il primo colpo portò via la testa al comandante che precedeva la truppa; il secondo mandò a gambe all'aria una mezza dozzina d'usbeki.

Gli altri s'arrestarono un momento, come se indecisi fra il continuare la marcia o darsela a gambe. La morte del loro capo li decise. Volsero le spalle e discesero a corsa sfrenata il sentiero, dirigendosi verso il fiume, dove si trovavano parecchie barche ancorate sulla riva.

Quando Tabriz giunse colle munizioni per le due bocche da fuoco, si erano già imbarcati tutti e aiutati dai pescatori scendevano, arrancando disperatamente l'Amu-Darja.