— A cavallo prima che tornino e guadiamo subito il fiume. —
Scesero di corsa lo spalto del ridotto e corsero verso la porta dietro la quale si trovavano i cavalli, i più belli dei quattro, che erano nella scuderia.
Traversarono quella specie di saracinesca gettata su un profondo fossato, balzarono in sella e scesero di galoppo il sentiero.
Il villaggio era stato completamente abbandonato. Usbeki e pescatori, temendo di venire mitragliati dai quattro falconetti, che si trovavano sul ridotto, si erano messi frettolosamente in salvo.
— Se non salviamo la pelle questa volta, non la salveremo più, — disse Tabriz. — Alì e Maometto hanno giurato di proteggerci.
— Sì, e per punire il miserabile che ha ingannato mio zio, che ha cercato di assassinarci e che mi ha rubato Talmà! — rispose Hossein con intraducibile accento d'odio. — Ecco la vendetta che comincia. La steppa turanica sta dinanzi a noi!.. Al guado, Tabriz!...
— Questi cavalli non avranno paura dell'acqua, — rispose il gigante.
I cavalli non opposero alcuna resistenza e balzarono nel fiume sollevando due altissime ondate. Il fondo esisteva a qualche metro al di sotto, sicchè i due animali poterono avanzarsi senza correre alcun pericolo di sprofondare.
I due turchestani in meno di dieci minuti attraversarono il fiume, salendo la riva che in quel luogo non era molto ripida.
— Sulle tracce del loutis e del suo compagno, Tabriz, — disse Hossein.