— Siamo giunti?

— Inalbera il cavallo! —

Un lampo illuminò la steppa a dieci o dodici passi dinanzi a loro, seguito dal rombo d'un grosso moschetto.

Il cavallo di Tabriz che sotto un vigoroso colpo di tallone si era alzato sulle zampe deretane, cadde di quarto trascinando il cavaliere.

Hossein afferrò uno dei due archibugi che gli pendevano dalla sella e sparò a casaccio a fior di terra.

Un grido echeggiò fra le erbe.

— Karaval!... Son morto!...

— Ed io invece sono vivo, — urlò Tabriz, alzandosi.

Da abilissimo cavaliere, nel momento in cui il suo persiano riceveva la scarica in mezzo al ventre, aveva allargate le gambe e abbandonate le staffe, sicchè era caduto molto più lontano senza rimanere sotto l'animale.

Intanto un uomo si era alzato fra le erbe e si era dato a fuga precipitosa. Era Karaval.