— Vieni con me.
— E non fuggirà la testuggine?
— Non temere; quando questi rettili si trovano rovesciati sul dorso non sono più capaci di raddrizzarsi.
La ritroveremo ancora al suo posto.
Il mozzo lo seguì domandandosi che cosa potesse entrarci il caimano colla testuggine e colla traversata della palude.
L’jacarè — tale è il nome che danno gl’indiani a quei pericolosi abitanti delle savane e dei fiumi — si trovava sempre disteso fra le canne. Il calore solare, sviluppando i gaz interni, l’aveva prodigiosamente ingrossato e pareva che il suo ventre giallastro fosse lì lì per iscoppiare.
— Com’è brutto! — esclamò il mozzo. — Già non era bello neanche prima, ma ora fa paura. —
Alvaro vibrò un colpo di scure sul fianco del rettile, balzando poi rapidamente da una parte. Gli intestini proiettati dai gaz interni, si contorsero sull’erba.
— Ecco quello che mi occorre, — disse.
— Le budella di questa brutta bestiaccia?