— Puah!
— Adagio, signor Viana. Vedremo se farete le smorfie quando vi presenterò un bel piatto di termiti fritte nel grasso del tamandù. Oh! Vi leccherete le dita.
Silenzio ora e seguiamolo. —
CAPITOLO XVI. Una sorpresa dei selvaggi.
Il tamanduà continuava a salire la riva senza affrettarsi e siccome in quel luogo il margine della foresta scendeva rapidissimo, l’animale si aiutava poderosamente colle zampe posteriori che sono assai più robuste delle anteriori e per di più armate di artigli lunghissimi e duri come l’acciaio.
Seguirlo era cosa facilissima, poichè i tamanduà sono piuttosto lenti nelle loro mosse e non conoscono affatto la corsa nè il passo rapido.
Il marinaio di Solis dopo aver osservata e rilevata la direzione che prendeva l’animale, condusse i suoi compagni attraverso un macchione e ne raggiunse il margine nel momento in cui il tamanduà stava per inoltrarsi nella grande foresta.
— Ditemi, Diaz, — disse Alvaro fermandolo. — Sono pericolosi quegli animali? Quello che ci sta dinanzi se non ha bocca possiede certe unghie da sventrare facilmente anche un uomo.
— Assaliti si difendono coraggiosamente e non è raro il caso che riescano a porre fuori di combattimento anche i giaguari che sono i loro più mortali nemici e anche i coguari, o che almeno li costringano a rinunciare all’assalto.
Contro un uomo, anche se armato di una semplice mazza, nulla possono. Potete gettarvi in ispalla l’archibugio. Non vi sarà necessario.