— È morto, — disse Alvaro, avvicinandosi con precauzione. — La mia palla doveva avergli attraversato il cervello.
— E manca della testa, signore, — disse Garcia. — È stata troncata con qualche scure di pietra.
— Allora gl’indiani sono tornati qui: ed il capo? L’hanno raccolto morto o ferito? Diavolo! Sarei più contento se non fosse più nel numero dei viventi. Come faremo a saperlo? Eccoci in un bell’impiccio. —
Si era appena rivolte quelle domande, quando a breve distanza, udì improvvisamente a risuonare quel rauco miagolìo e l’ululato, poi subito dopo una voce umana che gridava.
— Dios! Dios! —
Alvaro aveva fatto un salto innanzi esclamando:
— Il marinaio! Garcia, seguimi! La belva lo ha assalito!
CAPITOLO XXII. Ancora il marinaio di Solis.
Quel grido era partito dal mezzo d’un gruppo di sapucaia, piante che formano sovente delle macchie colossali di cui sono ghiottissime tutte le scimmie.
Alvaro che era certo di non essersi ingannato, in quattro salti si era slanciato in mezzo ai tronchi, sfondando impetuosamente dei cespi di ortensie che crescevano negli spazi lasciati dagli alberi.