Onde renderla poi più leggiera, vi legarono ai quattro angoli alcuni carratelli vuoti, trovati nella stiva.
Avevano appena terminata la costruzione che aveva richiesto parecchie ore, non essendo nè l’uno nè l’altro troppo pratici, quando delle grida lontane attrassero la loro attenzione.
— Che siano altri selvaggi che giungono? — si chiese Alvaro, con una certa ansietà.
Guardò verso la spiaggia e vide i mangiatori di carne umana tutti in piedi, radunati intorno alla scogliera, sulla cui cima vegliavano le sentinelle.
Gesticolavano animatamente e guardavano verso il sud.
Alvaro osservò da quella parte e scorse, non senza una profonda ansietà, alcune lunghe piroghe che stavano per lasciare la foce d’uno dei cinque fiumi.
Erano quattro, scavate in giganteschi tronchi d’alberi, lunghe una trentina di piedi e larghe non meno di quattro, colle prore assai rialzate che raffiguravano rozzamente delle mostruose teste di caimano e montate ognuna da una decina di canottieri quasi interamente nudi.
Quantunque anche su quella costa le onde si rompessero con estrema violenza, le piroghe erano riuscite ad entrare nelle acque della baia e stavano radendo le scogliere coll’evidente intenzione di approdare là dove si trovavano radunati i mangiatori di carne umana.
— Mio caro Garcia, — disse Alvaro, — la va male per noi. Quelle scialuppe serviranno ai selvaggi per fare una visita alla nostra caravella.
Non ne hanno avuto abbastanza dei marinai che hanno divorati e contano di regalarsi un altro banchetto colle nostre carni.