In quelle aldèe non vi restavano più di cinque o sei anni, ossia fino a quando avevano sfruttati gli alberi ed il terreno, poi col fuoco distruggevano cinte e abitazioni e andavano a fondare in altre località più ricche di frutta e di selvaggina un nuovo villaggio.

L’aldèe dei Tupy scoperta da Rospo Enfiato, doveva essere una delle più importanti della tribù, a giudicarla dallo spazio racchiuso dalla doppia cinta e dal numero considerevole di abitazioni che sorgevano nel suo interno.

— È là che risiede il gran capo dei Tupy, — disse l’indiano. — È una vera fortezza che i guerrieri della mia tribù non hanno mai osato assalire.

— E noi? — chiese Diaz.

— Noi?.... Tre uomini possono passare là dove centinaia e centinaia di guerrieri non riuscirebbero ad aprirsi un passaggio, anche usando la forza.

— Ma noi non sappiamo dove i Tupy custodiscono mio figlio, il piccolo pyaie, — disse il marinaio. — Conosci tu la disposizione interna dell’aldèe?

— No.

— Hai qualche piano nel tuo cervello?

— Sì.

— Parla dunque.